Crimes of the Future

Film,  1970,  Voto TMDB: 4.8,  Nostro Voto:

Regista: David Cronenberg

Non Consigliato

Nel 1997, una devastante epidemia causata da prodotti cosmetici stermina tutte le donne sessualmente mature, facendo precipitare il mondo nel caos. Adrian Tripod, direttore della clinica dermatologica House of Skin, si mette alla ricerca del suo mentore Antoine Rouge, uno scienziato scomparso dopo aver contratto la misteriosa malattia che porta il suo nome. Durante il viaggio attraversa una società maschile ormai allo sbando, entrando in contatto con gruppi e organizzazioni bizzarre che cercano di sopravvivere e dare un nuovo ordine al mondo. Il suo percorso lo conduce infine verso un inquietante gruppo di uomini che custodisce una bambina di cinque anni, possibile simbolo di speranza o ulteriore segno della deriva dell’umanità.
Ronald Mlodzik
Jon Lidolt
Tania Zolty
Paul Mulholland
Jack Messinger

Pregi e Difetti


Pregi

  • Immaginario e Temi Fondamentali: Il film è definito un “virus cinematografico” che incarna l’essenza del cinema di Cronenberg. Anticipa con precisione temi che saranno pilastri della sua carriera successiva, come la mutazione, la distopia, la carne, la sessualità, il contagio e la deformità (anticipando opere come La MoscaCrashScanners).
  • Valore Storico e Profezia: Considerato un manifesto programmatico, il film rivela a posteriori quanto fosse fondamentale per l’evoluzione dell’autore. È visto come il legame necessario tra la sperimentazione di Stereo e la maturità di opere come Il demone sotto la pelle.
  • Innovazione Sonora e Visiva: Nonostante i limiti tecnici, Cronenberg evolve il linguaggio del film. Introduce una “sinfonia industriale” di rumori (vetri rotti, motoseghe, percussioni) che trasforma un film silenzioso in un’esperienza fisica e stordente, e utilizza il colore come parte fondamentale della narrazione.
  • Coraggio Tematico: Affronta questioni “spinose”, oscure e tabù (feticismi, deformità, post-femminismo, pedofilia metaforica) con lucidità, enigmaticità e una visione profondamente coraggiosa e underground.
  • Prestigio Attoriale e Atmosfera: La performance di Ronald Mlodzik (in Adrian Tripod) è centrale, e le inquadrature, i campi lunghi e l’estetica futuristica creano un’atmosfera inquietante e coerente con la poetica del regista.

Difetti

  • Immaturità Narrativa: Al momento della sua uscita (1970), il film non è considerato pienamente maturo o compiuto. La drammaturgia è spesso dilatata e le sequenze risultano ancora troppo separate l’una dall’altra, mancando della piena calibratura narrativa dei lavori successivi.
  • Limiti Tecnici e Produttivi: Essendo un lavoro autoprodotto a costi risibili e indipendente, mostra i limiti della produzione underground dell’epoca. In particolare, l’assenza di audio in presa diretta (dovuta al rumore della Bolex) ha costretto a soluzioni tecniche specifiche.
  • Ritmo: Il ritmo narrativo è descritto come spesso lento e meno definito rispetto alla perfezione raggiunta in seguito, rendendo l’opera meno efficace se presa da sola rispetto al contesto della carriera completa dell’autore.